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Scali Milano | Il progetto di Grimshaw per Farini

Dopo aver visto il progetto per il masterplan per lo Scalo Farini di ARUP, oggi passiamo alla proposta del team guidato dal brittannico Grimshaw, di cu fanno parte Furure City (UK), Elioth (UK), DAP Studio (Italia), Urban Silence (Inghilterra), SEC (Italia) e Stidio Antonio Perazzi (Italia).
Il nome del progetto è Scalo 89, in cui l’89 non è altro che l’unione dei due municipi che il nuovo masterplan intende ricucire, la Zona 8 e la Zona 9.

Scalo89 non propone soluzioni architettoniche, ma stabilisce una gerarchia e una struttura urbana chiara e modulabile che, nel futuro sviluppo degli Scali, permetterà a eccezionali architetture di essere progettate all’interno di un sistema sostenibile sia dal punto di vista socio-ambientale sia dal punto di vista economico e commerciale. La distribuzione dell’edificato è in risposta alla città circostante. L’impulso primario del progetto è quello di trasformare il muro che ha rinchiuso lo Scalo Farini per oltre un secolo, in una cortina urbana permeabile che riveli i nuovi Giardini Farini come cuore del nuovo quartiere. La città nuova si accosta alla città esistente in maniera moderna ma coerente, andando a restituire forma compiuta agli isolati circostanti che sino ad oggi hanno dovuto affacciarsi su un muro e uno spazio vuoto.

All’interno di Scalo89 nello scenario rappresentato è possibile pensare al futuro di Milano come città in altezza, dove edifici a torre rendono possibile spazi urbani verdi di qualità liberando il più possibile il suolo da impronte costruite. Abbiamo strategicamente identificato come spazio costruibile quello in cui la natura non è riuscita ad istallarsi e che necessita di bonifiche più importanti.

L’Ecoponte

Il concetto dell’Ecoponte ci piace in quanto è esteso abbastanza da costituire un effettivo prolungamento del parco coprendo i binari e regalando alla città superficie verde aggiuntiva. Non si tratta di un ponticello qualunque. Peccato il masterplan ne preveda solo uno, noi ne vorremmo almeno un paio di quelli in modo da concretizzare l’ambita copertura del fascio di binari. Vediamo sotto come ne parla il team Grimshaw.

Questo elemento a metà tra un parco sospeso e un corridoio ecologico serve a rafforzare la comunicazione la città e l’area Farini sottolineando la sua vocazione di parco. Questo ampio ponte verde è contornato sull’esterno da una massa di vegetazione cespugliosa capace di mettere in relazione e continuità tutte le aree polmone limitrofe. Al centro invece si pone come una ampia prateria attraversata da percorsi e, allo stesso tempo, aperta e versatile come una declinazione del tema delle graminacee, che talvolta sono prato rasato dove stendersi o dove fare attività sportive libere, altre volte sono volumi effimeri di prateria, altre ancora volumi leggeri di graminacee ornamentali che connettono e disegnano lo spazio attribuendone attività specifiche.

Il prato, la prateria e le graminacee, così come la scelta di tutta questa vegetazione, consentono di realizzare una struttura a sezione contenuta, ma capace di trasmettere un forte messaggio per aprire la città a luoghi informali dove la natura è lasciata libera di esprimersi con la stessa autenticità con cui le persone che vivono a Milano sentono il bisogno di luoghi naturali all’aria aperta dove rigenerarsi. L’ecodotto è pensato come un landmark per una nuova città sensibile al tema del riuso dello spazio e delle tematiche ambientali inerenti ai temi ambientali come il cambiamento climatico e le strategie di mitigazione della CO2.

La creazione di un ecoponte al di sopra della ferrovia costituisce un’opportunità molto interessante dal punto di vista ambientale poiché permette di ricucire un territorio molto frammentato dal punto di vista ecologico; questo ponte verde ci permette di creare un corridoio ecologico continuo fino al cimitero monumentale. Il substrato di terra sarà consistente per consentire l’integrazione di una grande varietà di specie vegetali, che renderanno interessante dal punto di vista ambientale e della biodiversità questo elemento faro del progetto.

Il costruito

Apprezziamo il fatto che il team di Grimshaw per il masterplan di Farini si sia posto il problema del profilo dello skyline di Milano una volta completato il progetto. Il rendering è più in basso.

Un quartiere che favorisce l’utilizzo del legno. Nell’ottica di minimizzare le emissioni di CO2 del quartiere, desideriamo fissare un obiettivo per i progettisti del quartiere : la realizzazione di gran parte degli elementi strutturali degli edifici in legno e più precisamente l’integrazione di circa 80 000 m3 di questo materiale sul quartiere, che equivale a realizzare tutte le solette in CLT (cross laminated timber). Si auspica inoltre che tutti gli edifici fino a dieci piani di altezza siano interamente realizzati in legno (fino a 15 per gli edifici a sola funzione residenziale).

Il muro dello scalo diventerà sistema urbano permeabile e aperto verso uno spazio verde strutturato attorno a diverse tipologie di paesaggio: il prato dei binari, il bosco e le radure, l’ecoponte e la prateria urbana e il giardino botanico della flora ferroviaria. Tutti questi spazi già esistono: il nostro progetto li riconosce come elementi innovativi della natura urbana e il nostro lavoro li condizionerà per renderli accessibili in sicurezza e con il minimo di manutenzione possibile.

Consideriamo lo scalo Farini già un parco. In questo spazio durante gli ultimi decenni di minor uso, la natura è stata capace di colonizzare gli spazi antropomorfi e di imparare a convivere con gli spazi del sistema ferroviario, creando un equilibrio tra elementi costruiti ed elementi naturali molto contemporaneo e di grande appeal. Questa natura è già in linea con le aspettative che i cittadini oggi hanno di ambiente naturale accessibile e spontaneo, convenientemente posizionato all’interno della metropoli e senza la formalità classica degli altri grandi parchi e giardini della città.

La nostra proposta urbana diventa il contenitore e l’attuatore di queste idee. Gli edifici dello scalo Farini saranno molto attenti alla loro impronta ambientale, energetica e di CO2. Il target è che ogni edificio abbia le stesse capacita’ ambientali per m2 dello spazio che sottrae al parco. Sistemi di cogenerazione, energie rinnovabili, strutture ibride in legno e attenzione all’uso e riciclo dell’acqua aspirano a fare dello Scalo Farini un prototipo di sostenibilità urbana in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

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