Home Architettura Scali Milano | Il progetto di ARUP per Farini

Scali Milano | Il progetto di ARUP per Farini

Il concorso internazionale per la stesura del masterplan per Scalo Farini e lo Scalo San Cristofo è stato vinto l’anno scorso dal team OMA-Laboratorio Permanente con il loro progetto denominato Agenti Climatici.
Oggi possiamo vedere nel dettaglio gli altri quattro progetti finalisti per apprezzarne i punti di forza e di debolezza. Cominciamo con GROW, il progetto di del team composto da ARUP Italia, Snohetta, Grant Associates, Systematica, Golder.

La rigenerazione degli scali è vista, in generale, come l’occasione per dotare la città di un grande parco urbano che si sviluppi lungo i binari ferroviari della futura circle line, creando oltre 10 km di nuovi percorsi ciclopedonali immersi nel verde. Questa nuova infrastruttura, oltre a costituire un forte legante alla scala urbana tra le diverse aree di futura trasformazione, diventa un asset attrattivo e resiliente, capace, allo stesso tempo, di mitigare l’effetto isola di calore che sempre più spesso affligge la città nel periodo estivo, e di estendere nelle aree più periferiche l’effetto positivo e qualificante della continuità pedonale e ciclabile. In quest’ottica, gli scali di S. Cristoforo e Farini costituirebbero l’inizio e la fine di questa infrastruttura, rispettivamente S. Cristoforo il luogo di transizione tra la campagna e la città, pensato come un’oasi della biodiversità in cui preservare e scoprire la ricchezza e la complessità di un ambiente estremamente fragile, mentre Farini il grande parco urbano, capace di diventare un nuovo attrattore multigenerazionale alla scala metropolitana.

Drivers progettuali

La proposta progettuale per lo scalo Farini si fonda su cinque principi generatori di una visione unitaria, flessibile e caratterizzata da una forte identità.

  • Un grande parco urbano centrale, esteso sul 75% del sito, che si propaga anche al di fuori dell’area di progetto, ramificandosi lungo gli assi e i viali alberati esistenti fino a raggiungere e mettere a sistema altri spazi verdi minori;
  • Un’area di trasformazione unitaria e completamente car free, pensata per ricucire due parti separate di città reinterpretando e gerarchizzando i flussi e le connessioni carrabili, ciclabili e pedonali;
  • Lotti edificabili definiti come estrusione degli isolati della città consolidata all’interno del parco e ritagliati utilizzando gli assi urbani, pensati per massimizzare l’affaccio sul parco, rafforzare le visuali aperte e garantire esposizione naturale ottimale;
  • Creazione di uno spazio aperto, pedonale e continuo che metta in connessione tramite due nuovi attraversamenti della ferrovia, tutte le funzioni pubbliche e di interesse generale, sia esistenti che di progetto (Accademia di Brera, Villa Simonetta, Cittadella del Comune, Cimitero Monumentale, accesso Stazione Garibaldi con nuovo sottopasso lungo via Pepe);
  • Combinazione di elementi invarianti e flessibili nello sviluppo degli edifici, in un strategia di pianificazione pensata nel tempo e non solo nello spazio, in modo da garantire in ogni fase di realizzazione compiutezza, senso di appartenenza e qualità
    urbana.

La regola di base si fonda sulla creazione di un modello urbano che reinterpreti l’isolato a corte milanese con l’inserimento di edifici a torre. Nella fase successiva di pianificazione attuativa, queste regole verranno maggiormente definite all’interno delle NTA specificando gli allineamenti, la dimensione dei lotti, la loro suddivisione interna, gli indici di edificabilità, le altezze massime, il rapporto con il contesto, il mix funzionale, il verde pubblico e privato. Nello specifico dello scenario proposto, in un’ottica di ottimizzazione delle forme, dei rapporti tra i volumi e della costruzione di un nuvo skyline urbano, sono stati definite un insieme di regole di base che si fondano sui seguenti principi:
• Allineamenti lungo i bordi delle unità minime di intervento
• Lotti edificabili di dimensione massima pari a 7.000 mq e fronti costruiti minori di 80 metri lineari
• Densità che cresce in funzione del valore del suolo e della prossimità alle stazioni del TPL
• Mix funzionale che garantisca una fruibilità 24/7, attivando i fronti prospicienti il parco
• Altezze coerenti con gli edifici esistenti lungo i fronti viari di Farini e Aprica; altezze crescenti verso il parco e lungo la direttrice Bovisa-Garibaldi
• Verde che va a contaminare i lotti edificabili scalando gli edifici e generando un sistema di tetti verdi ad uno pubblico e privato

I lotti urbani si inseriscono come delle “prue” di navi all’interno del parco pubblico. I piani terra dei fronti sul parco ospitano funzioni commerciali e di servizio per i cittadini in modo da garantire una “attivazione” dello spazio di transizione e filtro tra l’ambiente costruito e quello naturale. Caratterizzato da mobilità soft e prevalentemente pedonale, lo spazio che separa i blocchi con il parco è destinato ai flussi di persone che si spostano lungo le direttrici di attraversamento da e verso le stazioni della metro e del trasporto pubblico. Secondo questa logica, gli edifici per uffici sono prevalentemente disposti lungo gli assi viari e quindi verso il lato nord dei nuovi lotti urbani (fronte maggiormente accessibile, ma allo stesso tempo rumoroso). Nel rispetto delle altezze degli edifici esistenti, e dell’angolo di 60° imposto dal RE di Milano, i blocchi uffici presentano un’altezza variabile dai 6 ai 9 piani garantendo diverse configurazioni e tagli dimensionali. Gli edifici a torre sono invece collocati lungo i fronti sud dei nuovi isolati. Posate su edifici a podio, anch’essi prevalentemente ad uso residenziale, le nuove torri si staccano dal piano pubblico offrendo appartamenti e spazi privati esposti verso il sole e verso il parco, beneficiando della migliore esposizione e visuale sulla città di Milano. I blocchi residenziali bassi sono disposti a corte, propendendo una nuova interpretazione della tradizionale tipologia presente nel centro storico di Milano. Le coperture dei podi su cui poggiano le torri sono concepiti come un secondo piano terra, ad uso privato, una sorta di estrusione del piano posto a livello stradale. Immaginati come spazi prevalentemente verdi, i tetti giardino ospitano le aree comuni delle unità residenziali a torre: spazi gioco, serre e giardini di inverno, zone di relax e attività sportive.

Brera

Scalo Farini - ARUP - Brera

Per l’area dove andrà ad insediarsi l’Accademia di Brera i progettisti hanno immaginato l’inserimento di una torre che faccia da portale di ingresso al cortile interno dell’edificio che ospiterà la nuova sede dell’Accademia.

Brera, inserendosi e riqualificando il complesso edilizio esistente all’interno dello scalo, diverrà parte attiva dell’evoluzione del sito e garante del suo successo sin dai primi passi del progetto. Studenti e staff si approprieranno dell’edificio e delle aree esterne annesse trasformandolo in uno spazio attivo e dinamico. L’inserimento della nuova torre permetterà inoltre di aprire l’edificio al pubblico mediante l’ausilio di programmi studiati ad hoc. Brera, si riapproprierà così del suo valore urbano storico offrendo una esperienza culturale e sociale non solo agli studenti e al corpo accademico, ma anche ai cittadini e ai vicini. Nella nostra visione Brera sarà contemporaneamente un catalizzatore e un faro. Catalizzatore perché la nuova estensione diventerà elemento centrale del parco e potenziale curatore di eventi, dentro e fuori l’edificio. Faro perché con la sua nuova identità diventerà punto di riferimento per la città. L’architettura di Brera si sviluppa partendo dall’idea di cortile suggerita dai lotti adiacenti, stabilendo così una forte connessione con uno degli elementi più rappresentativi del tessuto urbano milanese. L’estensione è un elemento verticale che, completando l’edificio esistente, agisce da filtro sul cortile semi aperto che si viene a creare.

Infrastrutture di collegamento

Il progetto si fonda sulla volontà di ripensare lo scalo evitando qualsiasi tipo di circolazione viaria al suo interno (ad esclusione dei mezzi di emergenza e di servizio) e, allo stesso tempo, riconnettendo la sponda Lancetti con quella Principe Eugenio attraverso una rete di percorsi ciclopedonali. La stazione di Lancetti sarà, di fatto, la porta di accesso al sito. Per garantire maggiore opportunità di accessibilità ai mezzi pubblici si è valutata l’opportunità di aprire un secondo accesso alla stazione adiacente all’accademia di Brera nel cuore del progetto di riqualificazione. A livello di infrastrutture stradali, la nuova relazione viaria data dalla connessione Caracciolo-Lancetti, a differenza di quanto previsto da PUMS, avrà una sua continuità soltanto con la vie Lancetti e Aprica (opportunamente riqualificata). Questa scelta, oltre a garantire dei migliori livelli di esercizio, permette di portare la viabilità carrabile all’esterno dell’area di progetto, rendendo il parco centrale completamente car free. Sul nuovo asse viario andrà a confluire anche la viabilità di connessione con la Bovisa che sottoattraversa il cavalcavia Bacula e permetterà di garantire accessibilità alle aree del piano attuativo in corso di definizione dell’ex palazzo delle Poste. L’accesso alle aree di concentrazione volumetrica sarà garantito attraverso un sistema di rampe (una per ogni unità minima di intervento) direttamente dalla viabilità primaria con le aree di sosta pertinenziali e pubbliche realizzate sotto l’impronta degli edifici nelle quantità minime richieste dalla normativa. Lo scatolare esistente aderente al mezzanino di Lancetti sarà riutilizzato come area di sosta pubblica a servizio dei fruitori del nuovo parco.

Lo spazio verde

L’aspetto del verde pubblica è stato particolarmente curato nel progetto, come d’altronde era richiesto nel bando di gara. I progettisti hanno ideato lo spazio verde come incardinandolo su alcuni elementi di base: La Spina Verde, La Piazza degli Alberi, Il Prato degli Eventi, La Foresta Ricreativa e Il Giardino degli Aromi.

“La Spina Verde” è lo scheletro della proposta. Questa nuova “colonna vertebrale” si pone l’obiettivo di unire i due lati della città attualmente scollegati. Sorge a un’altezza di 8,5 metri sopra il livello del suolo e crea da un lato un bosco incantato e dall’altro mostra viste sorprendenti che incorniciano lo skyline di Milano. Attraversa inoltre i binari della ferrovia in due punti strategici: uno in collegamento con il Cimitero Monumentale e il Cenisio, e un altro con Villa Simonetta, dove il nuovo intervento sarà visto come un’estensione del giardino già esistente: un paesaggio ondulato che si snoda verso Lancetti.

“La Piazza degli alberi” incornicia Brera, consentendo un uso flessibile dello spazio. Gli alberi esaltano l’idea dell’accademia come una gemma nascosta il cui simbolo principale è la nuova estensione della torre che si eleva sopra i tetti come un faro.

“Il prato degli Eventi” è il nucleo polifunzionale dello schema, con oltre 15.000 mq. Potrebbe ospitare concerti, raduni e creare un tranquillo ritiro verde per i milanesi.

Le “Foreste Ricreative” compaiono agli ingressi a nord, verso Lancetti, la sensazione che si ha entrando è quella di essere subito immersi all’interno di un immenso parco.

“Il giardino degli aromi” comprende una selezione di piante aromatiche appropriate per Milano, che si espandono nel terreno circostante, esaltando i sensi.

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